Dall’abbandono all’oro paralimpico: la rinascita di Ivan Golubkov

Ivan Golubkov è la prova vivente che a volte la vita comincia nel gelo e finisce nella luce. La sua è la storia di un bambino che sembrava destinato a restare fermo, e che invece ha imparato a volare sulla neve.

Nato nel dicembre del 1995 a Inta, nella Repubblica dei Komi, in Russia, Ivan viene al mondo con una malformazione congenita agli arti inferiori, la spina bifida, una condizione che gli impedisce di usare le gambe. Ma ciò che avrebbe potuto spezzare il suo futuro non è bastato a piegare il suo spirito. I suoi genitori biologici, spaventati da una realtà troppo difficile da affrontare, lo lasciano in ospedale, e così Ivan cresce lontano da una famiglia, passando i primi anni della sua vita in orfanotrofio e poi nel collegio psiconeurologico di Kochpon, a Syktyvkar. Eppure, anche in quel contesto duro e silenzioso, emerge subito il suo carattere: Ivan è un bambino forte, vivace, pieno di energia, uno di quelli che non si arrendono neanche quando il mondo sembra averli dimenticati.

La svolta arriva osservando sua sorella Maria Iovleva, cresciuta nello stesso orfanotrofio, anche lei in sedia a rotelle ma capace di trasformarsi in un lampo sulla neve. In quel momento Ivan capisce una verità che gli cambierà per sempre la vita: la disabilità non è un muro, ma un punto di partenza. Sale per la prima volta sugli sci da seduto e sente qualcosa che va oltre lo sport: sente la libertà. A introdurlo nello sci di fondo è il suo primo allenatore, Aleksandr Porshnev, che riconosce subito in lui un talento speciale e lo spinge a entrare in un club sportivo. Da lì comincia una scalata costruita con sacrificio, fame e determinazione. La sua carriera agonistica inizia nel 2010, e già pochi anni dopo Ivan si affaccia al panorama internazionale con il debutto nella Coppa del Mondo Para di sci di fondo 2013/2014, dove chiude al decimo posto nella categoria seated. Si ripete anche nella stagione 2014/2015, ma è solo l’inizio: nel 2015/2016 arriva la consacrazione con la vittoria della Coppa del Mondo, un successo che conferma di non essere casuale quando riesce a ripetersi ancora nelle stagioni 2017/2018, 2019/2020 e 2020/2021. Golubkov diventa così uno dei riferimenti assoluti dello sci paralimpico mondiale, un atleta capace di trasformare la sofferenza in velocità e la solitudine in forza. Nel 2021, ai World Para Snow Sports Championships, firma una delle imprese più impressionanti della sua carriera: conquista tutte e tre le distanze dello sci di fondo, vince anche la staffetta open e nel biathlon aggiunge altri due ori nei 6 km e nei 10 km, chiudendo sesto nei 12,5 km.

È il trionfo di un campione totale, di un uomo che non ha semplicemente imparato a convivere con il dolore, ma a dominarlo. Eppure, per molto tempo, il destino continua a negargli il palcoscenico più atteso. A causa delle squalifiche internazionali che colpiscono la Russia, Ivan è costretto a saltare due appuntamenti enormi come Pyeongchang 2018 e Pechino 2022, rinunciando suo malgrado al sogno paralimpico proprio nel momento in cui avrebbe meritato di viverlo da protagonista. Ma i campioni veri hanno una qualità che li rende diversi da tutti gli altri: sanno aspettare senza spegnersi. E infatti il momento arriva. Nel marzo del 2026, sulle piste di Milano Cortina, Ivan Golubkov si presenta con il peso di un’intera vita sulle spalle e con la fame di chi ha atteso anni per avere finalmente la sua occasione. Quella occasione non la spreca. Con una gara straordinaria conquista la sua prima medaglia d’oro paralimpica nei 10 km, scrivendo una pagina storica della sua carriera. E non si ferma lì: il 15 marzo 2026 si conferma campione anche nella 20 km, chiudendo i Giochi come bicampione paralimpico.

È il trionfo definitivo, il compimento di un cammino partito da un letto d’ospedale e arrivato sul tetto del mondo. Ma la vittoria più grande di Ivan forse non brilla al collo: vive nel suo cuore. Perché negli ultimi anni ha trovato anche la forza di fare ciò che per molti sarebbe stato impossibile, riallacciando i legami con la sua famiglia biologica. Quel bambino lasciato solo ha saputo diventare un uomo capace di costruirsi una casa, una dignità, una storia, e soprattutto di perdonare. È questo che rende la sua vicenda ancora più potente: Ivan non ha solo vinto contro gli avversari, contro la disabilità o contro l’abbandono, ma contro il rischio di diventare duro, chiuso, ferito per sempre. Ha trasformato il ghiaccio del proprio passato in una luce capace di guidare gli altri. La sua storia resta un faro per tanti ragazzi che, nel buio delle difficoltà, cercano una ragione per non arrendersi. E forse la lezione più grande è proprio per noi adulti, così spesso pronti a lamentarci per cose piccole, distratti davanti all’essenziale. Davanti a un uomo che ha saputo vincere nello sport e nella vita, i nostri pesi quotidiani diventano più leggeri. Ivan Golubkov non ha conquistato soltanto medaglie: ha dimostrato che si può nascere nel freddo dell’abbandono e arrivare lo stesso al calore della grandezza, che si può essere lasciati indietro e trovare comunque la forza di andare avanti, e che il vero traguardo, a volte, non è l’oro paralimpico ma la straordinaria capacità di continuare ad amare nonostante tutto

Angelo Salzano – Riproduzione Riservata ®2026